venerdì, Agosto 7

Medio Oriente

L’Iran è una delle principali potenze del Medio Oriente, ma anche uno dei Paesi più isolati sul piano geopolitico. Dalla Rivoluzione islamica del 1979, Teheran ha costruito la propria politica estera sulla contrapposizione agli Stati Uniti e a Israele e sulla ricerca di una maggiore influenza regionale. Questa strategia l’ha portata a entrare in conflitto, diretto o indiretto, con numerosi attori.

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Il GCC, la Cina e i paesi dell’ASEAN si sono impegnati a promuovere il commercio e a collaborare per “liberare tutto il potenziale della nostra partnership,” sottolineando il loro impegno a rafforzare i legami economici, migliorare la collaborazione in ambito infrastrutturale e agli investimenti, e promuovere una crescita sostenibile tra le regioni.

Nella notte l’attacco alle città e ai siti nucleari degli ayatollah. Alcune ore dopo la vendetta iraniana: almeno cento missili lanciati, forti esplosioni e colonne di fumo in centro a Tel Aviv, boati a Gerusalemme. “Apriremo a Israele le porte dell’inferno” aveva detto il nuovo capo dei pasdaran prima del contrattacco. Il mondo col fiato sospeso, convocato il Consiglio di sicurezza dell’Onu.

I Pasdaran, nome con cui in Occidente si indica il Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC), sono una delle istituzioni più potenti, longeve e controverse della Repubblica islamica dell’Iran. Nati nel 1979 nelle fasi immediatamente successive alla rivoluzione che rovesciò lo Scià, i Pasdaran sono stati concepiti non come un semplice corpo militare, ma come il custode della rivoluzione e del sistema teocratico appena instaurato.

Il conflitto a Gaza ha causato un numero di vittime molto superiore alle stime ufficiali, con alcune fonti indipendenti che stimano oltre 100.000 morti sin dall’inizio delle operazioni militari. La maggior parte delle vittime sono civili, in particolare bambini, molti dei quali recensiti in dettagliati bollettini e necrologi. La durezza della guerra e le difficili condizioni di vita hanno portato a un calo drastico dell’aspettativa di vita nella regione, rendendo Gaza uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Gli esperti, tra cui ricercatori e medici, sostengono che i numeri reali siano molto più alti rispetto a quelli ufficiali, e la cifra di circa 100.000 morti è considerata plausibile.

Lo scoppio su larga scala del conflitto tra Israele e Iran del 13 giugno, apre necessariamente la strada a molteplici scenari circa il futuro della Repubblica Islamica. All’interno del binomio tra il mantenimento dello status quo da una parte, e l’instaurazione di un regime ben voluto da Washington e da Tel Aviv dall’altra, si ramificano numerose variabili, le cui declinazioni incideranno sugli sviluppi politici dell’Europa e dell’intero occidente, in chiave sia strategica che morale. Il presente articolo si propone di analizzare le conseguenze del conflitto e di presentare una risk analysis di medio-lungo termine sulle conseguenze di un cambio di regime in Iran.