domenica, Maggio 17

Analisi

La guerra tra Russia e Ucraina non è rimasta dove era cominciata. Non poteva. Ha superato i confini, ha bucato le mappe, si è infilata nei mercati, nei bilanci pubblici, nelle catene tecnologiche, nelle alleanze. È diventata un’altra cosa. Un grande stress test dell’ordine mondiale post-Guerra Fredda. E il risultato del test non è confortante: quell’ordine reggeva finché non veniva messo davvero alla prova.

Negli ultimi anni il concetto di Trappola di Tucidide è stato spesso utilizzato per interpretare la crescente rivalità tra USA e Cina. Molti studiosi vedono nel rapporto tra Washington e Pechino un esempio moderno della dinamica descritta da Thucydides: una potenza dominante che teme l’ascesa di una nuova potenza capace di modificarne il ruolo globale.

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Il Ponte di Kerch, inaugurato ufficialmente nel 2018, rappresenta uno dei progetti infrastrutturali più importanti e simbolici tra la Russia continentale e la penisola di Crimea. Questo attraversamento, lunga circa 19 chilometridi, collega il porto russo di Taman, nel territorio di Krasnodar Krai, con la città di Kerch, sulla penisola di Crimea, recentemente annessa dalla Russia.

Dopo lo scioglimento del Nagorno-Karabakh, Armenia e Azerbaigian hanno intrapreso colloqui di pace che riflettono tanto speranze quanto tensioni persistenti. Nell’aprile del 2024, Yerevan ha accettato di consegnare ad Baku quattro villaggi di confine, segnando un primo passo concreto verso la normalizzazione dei rapporti. Tuttavia, il cuore delle tensioni rimane la preoccupazione di Baku riguardo al preambolo della Costituzione armena, che menziona la possibile riunificazione futura tra Armenia e Nagorno-Karabakh. In risposta, il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato l’avvio di un referendum costituzionale previsto per il 2027, ribadendo l’impegno a modificare la Costituzione nonostante le critiche pubbliche e puntando a completare la nuova versione prima delle elezioni parlamentari del 2026.

La Libia si avvia verso una nuova fase di instabilità politica e militare, alimentata dai recenti scontri e dall’indebolimento del governo di Abdul Hamid Dbeibah. Uno degli scenari più preoccupanti riguarda la possibilità che le milizie di Khalifa Haftar possano attuare un blocco delle esportazioni di petrolio, una mossa che potrebbe sconvolgere i mercati energetici mondiali.

Era la notte del 25 marzo 1971 quando le luci si spensero a Dhaka, ma non per un blackout elettrico: fu l’inizio di un’oscurità ben più profonda, fatta di sangue, terrore e repressione. L’Operazione Searchlight, pianificata dall’esercito pakistano, mirava a soffocare nel sangue le richieste di autonomia del Pakistan Orientale. In poche ore, Dhaka divenne teatro di massacri indiscriminati, mentre il popolo bengalese veniva travolto da una violenza che avrebbe spinto milioni di persone alla fuga e dato avvio a una delle guerre più significative del XX secolo: la guerra per la nascita del Bangladesh.

La Guerra dei 12 Giorni rappresenta uno degli conflitti più sorprendenti e intensi degli ultimi decenni, durato appena due settimane ma con ripercussioni durature. Questo scontro, avvenuto tra i principali attori internazionali, ha messo in luce le tensioni geopolitiche e le strategie militari adottate in uno scenario di crisi. In questo articolo, analizzeremo le cause che hanno portato allo scoppio del conflitto, gli eventi chiave che si sono svolti durante i dodici giorni e le conseguenze che hanno influenzato la stabilità regionale e globale.