Origini e formazione
Benedetto “Bettino” Craxi nacque a Milano il 24 febbraio 1934. Proveniente da una famiglia borghese di tradizione antifascista, Craxi si avvicinò fin da giovane alla politica, entrando nelle file del Partito Socialista Italiano (PSI), di cui sarebbe diventato uno dei leader più influenti e controversi della Repubblica Italiana.
L’ascesa nel Partito Socialista
Negli anni Sessanta e Settanta Craxi si distinse come figura innovatrice e ambiziosa all’interno del PSI. Nel 1976 fu eletto segretario del partito, in un momento di crisi e marginalità per i socialisti, schiacciati tra l’egemonia democristiana e la crescita del Partito Comunista Italiano. Craxi lavorò per modernizzare l’immagine del PSI, spostandolo verso posizioni socialdemocratiche europee, puntando su pragmatismo e rinnovamento organizzativo.
L’era del potere: Presidente del Consiglio
Il punto culminante della carriera di Craxi arrivò nel 1983, quando divenne Presidente del Consiglio dei ministri, primo socialista a ricoprire questa carica nella storia repubblicana. Il suo governo (1983-1987) fu caratterizzato da:
–Crescita economica e politiche di stimolo alla domanda interna.
– Introduzione del “decreto di San Valentino” (1984) per il taglio della scala mobile, misura contestata ma ritenuta necessaria per contenere l’inflazione.
– Politica estera assertiva, con episodi come il caso di Sigonella (1985), in cui l’Italia difese la propria sovranità nei confronti degli Stati Uniti durante la vicenda della nave Achille Lauro.
Craxi fu percepito come un leader determinato e abile nel tessere alleanze, mantenendo governi di coalizione stabili in un’epoca di frequenti cambi di esecutivo.
Tangentopoli e il declino
Negli anni Novanta la carriera di Craxi subì una brusca caduta con l’inchiesta “Mani Pulite”, che mise a nudo un sistema diffuso di finanziamento illecito ai partiti. Craxi fu tra i principali imputati, riconosciuto colpevole di corruzione e finanziamento illecito. Pur sostenendo che il sistema fosse “un male comune” di tutta la politica italiana, le condanne segnarono la fine della sua carriera.
Nel 1994, per evitare l’arresto, Craxi si rifugiò ad Hammamet, in Tunisia, dove visse in esilio fino alla morte, avvenuta il 19 gennaio 2000.
L’eredità
La figura di Bettino Craxi rimane oggetto di acceso dibattito:
Visione positiva: per alcuni, fu un modernizzatore, un leader capace di dare prestigio internazionale all’Italia e di portare il PSI a un ruolo centrale nella politica nazionale.
Visione critica: per altri, è il simbolo della degenerazione del sistema politico della Prima Repubblica, intriso di corruzione e clientelismo.
Indipendentemente dal giudizio, Craxi ha lasciato un segno profondo nella storia politica italiana, incarnando sia le potenzialità che le contraddizioni del potere nella seconda metà del Novecento.
L’operato di Craxi in politica estera
Bettino Craxi, durante la sua leadership come Presidente del Consiglio (1983-1987), ebbe un ruolo significativo anche sul piano della politica internazionale, adottando uno stile assertivo e autonomista, in cui l’Italia cercava di affermare un proprio peso nello scenario globale, pur restando ancorata all’alleanza occidentale.
Linea e principi guida
Craxi fu un convinto europeista e atlantista, ma interpretò queste appartenenze in maniera meno subalterna rispetto alla tradizione italiana postbellica. Sosteneva la necessità che l’Italia:
– fosse un partner, non un gregario, nelle alleanze internazionali;
– sviluppasse una politica mediterranea attiva, ponendosi come ponte tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente;
– difendesse la propria sovranità nelle scelte strategiche.
Casi emblematici della sua politica estera
Il caso di Sigonella (1985)
Dopo il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte di un commando palestinese, gli Stati Uniti intercettarono l’aereo con i sequestratori e tentarono di portarli via dalla base militare di Sigonella in Sicilia. Craxi si oppose, sostenendo che, essendo avvenuto il dirottamento su una nave italiana, spettava alla magistratura italiana occuparsi del caso. Ordinò ai carabinieri di circondare i militari americani, in una tensione diplomatica senza precedenti con Washington. L’episodio fu visto come un atto di fermezza e indipendenza nella difesa della sovranità nazionale.
Mediterraneo e Medio Oriente
Mantenne rapporti con Yasser Arafat e l’OLP, riconoscendo la necessità di un dialogo con la causa palestinese in un’ottica di stabilità regionale. Fu favorevole a una soluzione “due popoli, due stati” per il conflitto israelo-palestinese. Sostenne un ruolo italiano attivo nei rapporti con i Paesi arabi e nordafricani, anche per motivi energetici e strategici.
Europa e integrazione comunitaria
Craxi fu un sostenitore dell’approfondimento del processo di integrazione europea. Partecipò alla firma dell’Atto Unico Europeo (1986), che gettò le basi per il mercato unico comunitario. Puntò a far contare di più l’Italia nei vertici europei, cercando alleanze strategiche con Francia e Germania.
Rapporti con gli Stati Uniti e la NATO
Pur restando fedele all’alleanza atlantica, Craxi rivendicò spazi di autonomia. Non si oppose all’installazione dei missili Cruise in Sicilia durante la crisi degli euromissili, ma volle garanzie politiche in cambio. La vicenda di Sigonella ruppe però l’immagine di un’Italia totalmente allineata agli Stati Uniti.
Africa e cooperazione
Cercò di rafforzare i rapporti con i Paesi africani, soprattutto nel Maghreb, sia in chiave energetica sia come strategia di contenimento dell’instabilità e delle migrazioni.
Nel complesso la politica estera di Bettino Craxi viene ricordata per una maggiore visibilità internazionale dell’Italia, iniziativa autonoma nel Mediterraneo e per il forte contributo al processo di integrazione europea. Alcuni considerano il suo approccio talvolta eccessivamente personalistico e spregiudicato, con rischi di isolamento in caso di frizione con gli alleati storici dell’Italia.
