Mese: Maggio 2026
Pechino, 29 maggio 2026 – Nei giorni scorsi, tra il 22 e il 23 maggio, si è tenuto a Suzhou, nella Cina continentale, un vertice dell’APEC (il forum di Cooperazione Economica Asia-Pacifico, che riunisce economie e non necessariamente Stati sovrani) a cui hanno preso parte anche funzionari del governo di Taiwan, senza che la Repubblica Popolare Cinese ponesse ostacoli alla loro presenza. Un fatto che merita attenzione, considerando la linea tradizionalmente rigida assunta da Pechino verso la partecipazione di rappresentanti taiwanesi ai consessi internazionali.
Oggi BP, acronimo storico di “British Petroleum”, è uno dei principali gruppi energetici globali. Le sue origini, tuttavia, affondano nell’Iran di inizio Novecento — la Persia dell’epoca qajara — dove il petrolio sarebbe diventato il punto d’incontro tra interessi imperiali britannici, nazionalismo mediorientale e geopolitica globale.
Per molto tempo il Medio Oriente è stato raccontato come una regione intrinsecamente instabile, quasi geneticamente refrattaria alla costruzione dello Stato moderno. Una sequenza di crisi religiose, guerre civili, colpi di Stato e radicalismi. Ma guardiamo alla realtà del passato.
La guerra contemporanea viene sempre meno raccontata e sempre più esposta. Scorre sugli schermi sotto forma di immagini, video, montaggi, flussi emotivi. Viene condivisa, rilanciata, reinterpretata, talvolta persino estetizzata. Non è un fenomeno del tutto nuovo, ma negli ultimi anni ha assunto una forma diversa e più radicale.
Chinese Propaganda Posters: i manifesti della Cina comunista raccontati in un libro TASCHEN
Mao Zedong, la Cina comunista, la Rivoluzione e l’arte della propaganda politica. Chinese Propaganda Posters. 45th Ed. è un volume che permette di entrare nel mondo della comunicazione visiva della Repubblica Popolare Cinese attraverso una straordinaria raccolta di manifesti realizzati tra il 1949 e i primi anni Ottanta.
Nel 2006 la Repubblica Democratica del Congo si preparava a vivere uno dei passaggi politici più delicati della propria storia contemporanea. Dopo anni di guerra civile, milioni di morti e il progressivo collasso dello Stato, il Paese africano affrontava le prime elezioni multipartitiche realmente competitive dalla caduta di Mobutu. Per l’Europa, però, il voto congolese non rappresentava soltanto una questione umanitaria o diplomatica. La stabilizzazione del Congo era diventata un banco di prova strategico per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, già impegnata nel Paese attraverso il sostegno alle Nazioni Unite e alle istituzioni di transizione. Fu in questo contesto che nacque EUFOR RD Congo, la missione militare europea dispiegata nel 2006 a supporto della MONUC per garantire la sicurezza del processo elettorale.
Nel giugno del 2003, mentre l’attenzione mondiale era concentrata sull’Iraq appena invaso dagli Stati Uniti, l’Unione Europea lanciò nel cuore dell’Africa centrale una missione militare destinata a cambiare la propria identità strategica.
Si chiamava Operation Artemis ed era, formalmente, una missione di pace. In realtà fu molto di più: il primo intervento militare autonomo dell’UE senza il supporto operativo della NATO, il primo dispiegamento europeo rapido fuori dal continente e il primo banco di prova della nascente Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD).
Power station: cos’è, come funziona e perché può diventare indispensabile nella vita quotidiana
Negli ultimi anni il modo in cui utilizziamo l’energia è cambiato profondamente. Se un tempo pensavamo all’elettricità come a una risorsa sempre presente e scontata, oggi molte persone hanno iniziato a valutare soluzioni alternative per avere maggiore autonomia e sicurezza.
Nel dibattito contemporaneo sull’informazione e sulla costruzione dell’opinione pubblica, due modelli teorici vengono spesso evocati per descrivere, da prospettive diverse, lo stesso fenomeno: la Finestra di Overton e la “fabbrica del consenso” di Noam Chomsky ed Edward S. Herman. Il primo analizza come le idee si spostano gradualmente tra ciò che è impensabile e ciò che diventa socialmente accettabile; il secondo mette invece a fuoco i meccanismi strutturali attraverso cui i media selezionano, filtrano e amplificano determinate narrazioni. Letture diverse, ma complementari, che insieme offrono una chiave interpretativa potente per comprendere come si forma — e si trasforma — il perimetro del dicibile nelle società contemporanee.
Dal 7 ottobre 2023 in poi, il conflitto in Medio Oriente non ha cambiato soltanto gli equilibri geopolitici: ha trasformato il confine stesso di ciò che consideriamo accettabile. Bombardamenti, assassinii mirati, rappresaglie regionali, distruzione urbana e linguaggi un tempo impensabili sono entrati progressivamente nel dibattito pubblico come elementi ordinari della cronaca quotidiana. Attraverso la lente della Finestra di Overton, il modello che descrive come le idee estreme possano diventare socialmente tollerabili, questo articolo analizza come Israele, Iran e Occidente abbiano spostato simultaneamente le proprie soglie morali e narrative, costruendo due realtà parallele incapaci ormai persino di condividere lo stesso vocabolario.